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CAPITOLO III -Alla ricerca di una rotta-
Al piccolo molo di Port Royal
tutto sembrava tranquillo, come ogni mattina i pescatori aggiustavano le reti
danneggiate , i marinai erano indaffarati a pulire i ponti delle imbarcazioni,
il custode chiedeva il solito scellino alle barche che venivano ormeggiate e al
mercato, alle porte del molo, c'era sempre il solito via vai di persone ,
soprattutto domestiche o semplici donne che compravano cio che serviva nelle
cucine delle case. Ad un bancone Moran sceglieva le verdure migliori per il
padre , siccome la zuppa era il suo piatto preferito , la ragazza quasi ogni
mattina era li al mercato per accontentarlo. Moran: “mi stai prendendo in…..” La ragazza non continuò la frase, rimase stupita da ciò che si presentò dinanzi ai loro occhi. Eizabeth:” Eccola,Moran Eccola! L’Olandese… ”. Lizze sentì una bellissima e stranissima sensazione dentro di se, mista tra gioia e preoccupazione, rivedere Will era l’unica cosa che desiderava , ma in cuor suo si rese conto che averlo di nuovo a Port Royal implicasse qualcosa di grande e pericoloso. Le due fanciulle scesero giu’ per la collina, quando improvvisamente videro alcune persone che camminavano verso di loro , ed Elizabeth le riconobbe all’istante, erano Will, James e suo padre Weatherby. Elizabeth:” non può essere… papà … c’e’ anche mio padre Moran!!” Moran non credeva a quelle parole, come poteva un persona morta essere li dinanzi ai loro occhi? Intanto Elizabeth con gli occhi pieni di lacrime corse incontro alle persone amate . Abbraccio’ per primo il padre che un tempo aveva temuto di aver perso per sempre , lo riempì di baci e carezze e gli ricordò ancora una volta quanto lo adorasse. Dopo aver lasciato il padre , guardò Wlliam, lo strinse forte a se e aggiunse Elizabeth:” Riaverti qui con me è un sogno, non sai quante notti insonni ho passato senza di te, quante volte mi sono sentita persa e ho pensato i raggiungerti…. Anche se nel peggiore dei modi... Ma il mio cuore mi dice che la tua presenza qui non è del tutto positiva , qualcosa sarà successa per riportarti qui prima del tempo e ho paura che non sia una cosa buona ” Will:” Amore mio,il tuo cuore non sbaglia, ti dico solo due parole : Jack Sparrow” Elizabeth:” cosa??? Ancora Jack? Cosa puo’ aver mai fatto stavolta?” James li interruppe:” Mia cara Elizabeth quando si tratta di problemi come puo’ non esserci di mezzo Sparrow? ” Norrington emozionato sorrise ad Elizabeth che ricambio’ il sorriso, quasi complice Elizabeth guardò con orgoglio l’ex Commodoro :” bentornato anche a te James” James:” Ti ringrazio Elizabeth…” Will:” Adesso andiamo pero’ , ti spiegherò tutto dopo” Intanto Moran seguì tutta la scena in disparte , conosceva l’ ex Governatore ma Will e James non li aveva mai visti, nonostante quest’ultimo era l’ Ex Commodoro della Marina Britannica. Fu felice di vedere Elizabeth raggiante, di solito era sempre così triste , soprattutto quando parlava di William. Will la notò: “ Elizabeth chi è questa ragazza, è qui con te?” Elizabeth portò una mano verso la fronte:” Oddio hai ragione! Con tutte queste emozioni mi stavo dimenticando di Moran, la conosco da pochi mesi ma siamo diventate molto amiche, è una persona di cui si ci può fidare ” Le guance di Moran si colorarono di rosso e rivolse un sorriso al marito di Elizabeth Will:” Ciao Moran, io sono William e loro sono James Norrington e Weatherby Swann, il padre di Elizabeth” Moran:” Piacere di conoscervi, anche se è come se vi conoscessi già, Elizabeth mi ha detto moltissimo di voi” In realtà Elizabeth non aveva parlato molto di Norrington, forse per non dover rivelare il particolare del bacio rubatole da Norrington. Moran di tanto in tanto scrutava l’ ex Commodoro, colpita dalla serietà della sua figura. Will:” Bene Elizabeth , seguiteci sull’Olandese, li ti racconterò tutto” Le due ragazze non obiettarono e Moran per un istante dimentico’ il fatto che il padre e la madre, vista l’ora, potessero preoccuparsi davvero. Giunti sulla nave Will cominciò il suo racconto, di come Calypso lo aveva spinto a salvare gli altri dalla morte , di cosa avesse in mente Jack Sparrow e del perché sarebbe stato meglio fermare il famoso pirata. Elizabeth:” la fonte dell’eterna giovinezza…. Si è proprio da Jack tutto questo” Mentre Will riabbracciava la donna che amava Cutler Beckett se ne stava in disparte, non intenzionato a farsi vedere dalla donna. Aveva ucciso suo padre dopo averlo costretto a firmare la condanna a morte di numerosi pirati, donne, bambini, nulla aveva importanza allora, il successo e la sconfitta dei pirati erano tutto. Il capitano dell’Olandese aveva concesso loro degli alloggi, Norrington e Swann dividevano lo stesso alloggio mentre a lui era toccato una sottospecie di ripostiglio per le carte nautiche. Era contento di non dover condividere il suo alloggio con qualcuno, specialmente con uno della ciurma, gli sarebbero certamente toccate notti insonni con la mano stretta intorno al calcio di una pistola se questo fosse avvenuto. Totalmente disinteressato all’incontro tra i due giovani sposi si diresse verso il suo piccolo e scomodo alloggio, deciso a riposare per un po’ e a ripensare a ciò che era avvenuto durante lo scontro con le navi corsare spagnole. Si diresse a passo svelto verso le scale e scese sottocoperta, i suoi stivali neri e lucidi fecero scricchiolare il legno delle assi al suo passaggio. Immerso nei suoi pensieri scostò con qualche fatica la porta dai cardini arrugginiti del suo alloggio per poi richiuderla dietro di sé col medesimo sforzo. Sbuffò. Quella situazione lo irritava terribilmente, essere tornato in vita era stato davvero un colpo di fortuna e di certo doveva stare attento a ciò che faceva, pensare bene ad ogni sua futura mossa in modo da non ripetere gli stessi errori commessi in passato. La morte era stata un’esperienza dolorosa quanto orribile ed era deciso a non volerla più rivivere, pertanto il desiderio di catturare Jack Sparrow era la sua prima priorità, non aveva altro modo, di certo alla corte del sovrano, Re George, era stato annunciato il suo decesso mesi orsono e quindi non poteva ripresentarsi come un fantasma e pretendere di nuovo la sua carica. Doveva quindi giocare d’astuzia e tentare di riottenere il suo potere e una situazione di vantaggio quanto più presto possibile e catturare Jack Sparrow. Mettersi sulle tracce della fonte dell’eterna giovinezza era una mossa che Beckett aveva previsto, per lui, il famigerato pirata era spesso come un libro aperto, l’idea della vendetta lo stuzzicava terribilmente ma anche quella di impossessarsi della fonte. “Già ma come?...” Pensò Beckett furente, ne aveva abbastanza di quella situazione, qualche istante dopo fu costretto a distrarsi dai suoi pensieri, uno strano olezzo gli fece arricciare il naso disgustato e cominciò a guardarsi intorno, ma con consapevolezza comprese nulla poteva emettere quell’odore se non lui stesso. Era stato così preso dalla sua rinascita e dagli avvenimenti che erano accaduti fino a quel momento che non si era accorto dei suoi vestiti lisi e intrisi di polvere da sparo, sangue e altro su cui non voleva indagare. Si toccò istintivamente il capo e si accorse che la parrucca era in uno stato peggiore delle sue vesti. -Santo cielo. Mi serve un bagno…e subito” Disse imbarazzato e corse subito alla ricerca di una tinozza. Beckett sospirò. Decisamente meglio. La nave era ancora ferma, di certo Turner era ancora preso dal suo incontro imprevisto con la sua sposa, meglio così. Si abbandonò con le spalle contro i bordi della ampia tinozza di legno tentando di rilassarsi, aveva penato per procurarsi dell’acqua calda ma alla fine il signor.Turner gliel’aveva concessa. Chiuse gli occhi ma la sua mente non riuscì a trovar pace, tormentata dai ricordi di quell’orribile ed ultimo giorno. ------------------------ “ORDINI! ORDINI SIGNORE!” Il tenente Theodore Groves era al suo fianco, cereo in volto e sconvolto mentre l’Endeavour, la più grande nave da flotta della Compagnia delle Indie Orientali, andava in pezzi per mano di Jack Sparrow. Lui era lì, rigido e incapace di proferire risposta, aveva fallito, si era fatto raggirare come uno sciocco e non c’era null’altro che potesse o per meglio dire volesse fare. “E’ solo…questione di affari…” Nient’altro. Nessun’altra parola uscì dalle sue labbra. Sentì le grida dei soldati alle sue spalle, il tenente e altri suoi subalterni si gettarono dalla nave in cerca di scampo mentre lui rimase lì, a subire la sua sconfitta mentre schegge taglienti come rasoi schizzavano ovunque come gocce di pioggia affilate. Abbassò lo sguardo sul liscio e nero legno del corrimano della sua nave. “Perché non ordini di sparare…?Perché non reagisci?” Parole confuse cominciarono ad affollarsi nella sua mente mentre la consapevolezza che ormai non c’era più nulla da fare lo assalì. Umiliato e consapevole di dover….di voler morire, si diresse vero le scale che conducevano al ponte, l’albero maestro cadde a pochi centimetri di distanza ma non si fermò, alle sue spalle sentì la nave esplodere ed andare in pezzi. Non si fermò comunque. Gli occhi divennero lucidi per un istante ma represse ogni cosa deciso a non umiliarsi ulteriormente. Giunto alla fine delle scale la sua mano si separò, come con una carezza, dal corrimano e proseguì, riuscì soltanto a sentire un fremito nelle assi di legno sotto i suoi piedi. Avevano colpito la polveriera. “Perchè non hai dato ordini?...” Disse ancora tra sé e sé. Non ebbe tempo di rispondersi. I suoi occhi verde acqua si sgranarono, le fiamme lo avvolsero colpendolo in viso. Non urlò neppure, neanche quando il più atroce dei dolori si impossessò del suo corpo deturpandogli il viso. La sua schiena urtò su qualcosa che inizialmente gli parve essere dura come il marmo e poi morbida come seta. La sua mano carezzò la superficie delle gelide acque e della bandiera sulla quale era precipitato a peso morto. I suoi occhi fissarono il cielo e le fiamme,mentre il fumo nero che si alzò in cielo lo soffocò per un istante. Dalle sue labbra uscì un ultimo e lento respiro mentre si abbandonava ad un sonno senza fine. Riaprì gli occhi di colpo e si mise a sedere, affannò per un istante. Si era addormentato?. Scosse la testa e si portò un amano sulla fronte, la testa gli doleva terribilmente, si alzò in piedi e si coprì in vita con un lenzuolo bianco. Si diresse poi a passo svelto verso un enorme armadio in legno posto a poca di stanza dalla porta. Doveva pur esserci qualche indumento che poteva indossare si disse mentre osservava i suoi vecchi abiti assolutamente inadatti ad un vero gentil’uomo . Aprì distrattamente le porte dell’armadio e per poco non cadde all’indietro. Due occhi azzurri lo fissarono intensamente, Beckett arretrò fino a urtare con la schiena contro un vecchio tavolo, rovesciando tutte le carte nautiche che vi erano sopra. “Per l’amor del cielo! Ma che…?” Disse col fiato mozzo mentre tentava di riacquistare il controllo “Uscite subito di lì marinaio!” Disse poi con voce più autoritaria. Gli occhi continuarono a fissarlo immersi nel buio dell’ampio armadio. -Uscite! Subito!- Gridò Beckett -Prima che vi….- le parole gli morirono in gola mentre una donna uscì allo scoperto impaurita. Beckett rimase senza parole per un istante mentre osservava la giovane dagli occhi azzurri davanti a lui. Quest’ultima si portò entrambe le mani sul petto, giunte come in preghiera –Vi prego mio signore non gridate…- Disse la donna –sono qui perché non ho altra scelta…- continuò. Beckett non capì –come …cosa vuol dire questo? Vi rendete conto che vi trovate su una nave senza il consenso del capitano? E…e per giunta siete negli alloggi di un uomo?!- Disse Beckett, in quello stesso istante si ricordò di essere coperto soltanto da un lenzuolo in vita e si affrettò ad indossare l’elegante camicia , l’unica parte delle sue vesti non lisa., stringendosela addosso quanto più era possibile. Era imbarazzante. -I..insomma!- Disse Beckett imbarazzato mentre la donna abbassò lo sguardo lasciandosi sfuggire un sorrisetto, di quello, Beckett non seppe se esserne felice o no. -Signore…- continuò la donna- Mi chiamo Enora, sono la sorella del generale della marina Britannica, Jameson…-Enora si interruppe e non riferì il cognome, lasciando Beckett insospettito -Delle navi hanno saccheggiato la città e preso in ostaggio mio fratello. Sono alla ricerca di un pirata chiamato Jack Sparrow- Continuò Beckett chiuse gli occhi. Perché si era aspettato di udire queste ultime parole? – Jack Sparrow- Disse Beckett –ho capito bene?- Chiese. La donna annuì.
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