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UNA VITA DA PIRATI
Chi erano esattamente i pirati, e da dove venivano? Gran parte erano marinai.Uno studio condotto sui pirati angloamericani operanti verso il 1720 nell’Atlantico occidentale e nei Caraibi indica che, nel 98 percento dei casi, erano ex marinai di mercantili o di navi della Royal Navy, o di imbarcazioni corsare. Molti erano entrati volontariamente a far parte dell’equipaggio pirata quando i loro vascelli erano stati catturati. Il fatto che quasi tutti i pirati fossero navigatori professionisti spiega la loro abilità nel compiere le lunghe traversate che, spesso, li portavano dalla costa americana all’Africa e all’Oceano Indiano, e la loro capacità a trovare la rotta fra le scogliere e i banchi di sabbia insidiosi dei Caraibi e a sfuggire tanto spesso alle navi della Marina; ci aiuta inoltre a comprendere gran parte dei loro comportamenti e del loro atteggiamento verso la vita. Ai tempi della navigazione a vela i marinai erano una razza a sé stante: parlavano un linguaggio tanto infarcito di espressioni tecniche da risultare quasi incomprensibile a un uomo di terra. Oltre a usare espressioni e modi di dire tipici della vita di mare, i naviganti avevano anche un aspetto particolare: il volto e le braccia erano segnati dal vento e dal sole, la pelle color nocciola. Molti di loro avevano cicatrici e ferite che si procuravano maneggiando le vele e l’attrezzatura durante le burrasche; inoltre, i lunghi mesi trascorsi su un ponte ondeggiante che ne metteva a dura prova l’equilibrio, conferivano loro un’andatura dondolante. Ma ciò che li distingueva era soprattutto l’abbigliamento: all’inizio del diciottesimo secolo gran parte degli uomini indossava giacche e panciotti lunghi, pantaloni al ginocchio e calze lunghe. Sorprendentemente, esistono poche descrizioni dettagliate dell’aspetto dei capi pirata, e quelle che disponiamo sono raramente lusinghiere. La descrizione più memorabile resta, tuttavia, quella di Barbanera: “Il capitano Teach portava il soprannome di Barba-nera per quei numerosi peli che, come una meteora orrenda, gli ricoprivano l’intera faccia, e spaventava l’America più di qualsiasi cometa che fosse mai apparsa in quel luogo. La sua barba era nera, e lui la lasciava crescere fino a lunghezze stravaganti; quanto alla larghezza, gli arrivava fino agli occhi; egli soleva legarla con nastri, in piccole code, che portava dietro le orecchie: durante l’azione portava una cinghia sulle spalle con tre coppie di pistole che penzolavano nelle fondine come bandoliere; s’infilava micce accese sotto il cappello che, sbucando dai lati della faccia, insieme allo sguardo istintivamente feroce e selvaggio, gli conferivano un aspetto più terribile di quanto non si attribuisca a una furia infernale.” La pratica dei pirati di attaccare armati fino ai denti è confermata da numerosi rapporti di arrembaggi: portare addosso numerose pistole non serviva solo a spaventare il nemico ma era una precauzione saggia; le armi a pietra focaia erano, infatti, poco affidabili in mare e, se la prima faceva cilecca a causa dell’umidità, un’altra poteva salvare la situazione. Come gli altri marinai, i pirati erano perlopiù ventenni. La giovane età dell’equipaggio era un’esigenza dettata dalle difficoltà della vita in mare in ogni sorta di condizioni atmosferiche. Erano necessarie buona salute, agilità, resistenza, una certa forza fisica e la capacità di adattarsi ai disagi estremi, sopra e sottocoperta. I pirati delle Indie occidentali e del litorale americano provenivano da numerose nazioni marittime. Nel diciassettesimo secolo gran parte degli uomini imbarcati su navi bucaniere erano francesi o inglesi, ma tutti gli equipaggi erano tendenzialmente multietnici.
JOHN HAWKYNS E SIR FRANCIS DRAKE John (Plymouth 1532- al largo di Portorico 1595), figlio di William Hawkyns, fu il primo inglese che osò praticare il commercio di schiavi tra l'Africa e le colonie Spagnole d'America (1562). Entrò nel porto di Vera Cruz valendosi di alcuni ostaggi spagnoli, senza che la debole guarnigione locale potesse opporre resistenza; ma forze spagnole sopraggiunte lo attaccarono, ed egli fu costretto ad una rovinosa fuga insieme al cugino Francis Drake. Tesoriere e poi controllore della marina reale, partecipò con il grado di contrammiraglio alla lotta contro la "Invencible Armada" spagnola (1588), contribuendo notevolmente al successo di questa azione. Nel 1590 tentò di intercettare la flotta spagnola che portava l'oro del Nuovo Mondo in Spagna, ma arrivò nelle Antille senza averla intercettata. Durante il viaggio di ritorno navigò quasi fianco a fianco con la flotta spagnola, senza accorgersi della sua presenza, quando si accorse delle navi spagnole, era nei pressi del Portogallo, e scampò per un pelo alla cattura. Nel 1595 accompagnò il cugino Drake in un'altra infruttuosa spedizione nelle Indie Occidentali, nel corso della quale perse la vita. Fu uno dei più arditi navigatori al servizio della regina Elisabetta, e fra i primi a praticare la guerra di corsa. Francis Drake, navigatore, corsaro e ammiraglio inglese (nato presso Tavistock, Devonshire, 1539-1545 circa, morto al largo di Portobello nel 1596). Iniziata in giovane età la carriera del marinaio, a ventidue anni già comandava una nave. Combatté nel golfo del Messico, e nel 1570 ottenne la lettera di corsa dalla regina Elisabetta, la quale finanziò le spedizioni che Drake condusse contro le colonie Spagnole (1570-1572). Drake salpò con cinque navi da Plymouth il 13 dicembre 1577. Attraversato l'oceano Atlantico, la spedizione raggiunse il Río de la Plata, costeggiò la Patagonia, raggiunse lo stretto di Magellano nell'agosto del 1578 e infine l'oceano Pacifico. Solo con l'ammiraglia Golden Hind, Drake continuò la navigazione in direzione sud e poi verso est, oltre la Terra del Fuoco, di cui scoprì l'insularità, dimostrando che non era in alcun modo collegata al "grande continente meridionale".
che da allora porta il suo nome. Il 23 luglio 1579 Drake lasciò la costa americana, attraversò l'oceano Pacifico e giunse presso le Filippine, dove attaccò di sorpresa le navi spagnole. Riconquistato il mare, attraversò l'oceano Indiano, doppiò il capo di Buona Speranza e raggiunse l'Inghilterra nel settembre del 1580. Drake fu così il primo inglese ad aver circumnavigato il globo (impresa realizzata in precedenza solo da Magellano). Nominato cavaliere dalla regina Elisabetta, Drake nel 1581 divenne sindaco di Plymouth e, tre anni più tardi, membro della Camera dei Comuni. Per l'impresa la regina lo nominò cavaliere (nonostante le complicazioni insorte con la Spagna) e ordinò che la nave "Golden Hind" venisse conservata come ricordo (venne demolita circa un secolo dopo). Scoppiata la guerra contro la Spagna Drake riprese il mare con una squadra navale: conquistò città nelle isole di Capo Verde e nelle Indie Occidentali, e a Cadice, nel 1578, attaccò una potente flotta spagnola, incendiandola. Fu a capo di una delle squadre che dispersero l' “Invincibile armata” )1588); morì di malattia a bordo della sua nave, durante una spedizione contro le colonie d'America. I successi del corsaro e pirata inglese Francis Drake ne fecero un eroe leggendario. Nutriva un odio feroce soprattutto verso gli Spagnoli che avevano attaccato la sua nave nel 1568. Il saccheggio di Drake a Santo Domingo, capitale spagnola nel Nuovo Mondo, non ebbe il successo sperato. Benché fosse un grande insediamento, la città era in declino e Drake ne ricavò solo un modesto riscatto. Il successivo saccheggio di Cartagena, al contrario, gli fruttò un favoloso bottino.
PIRATI, CORSARI E BUCANIERI
Storicamente vi sono stati diversi generi o tipi di pirati: • Bucanieri (derivato da Boucan) • Filibustieri (derivato dal nome francese Filibustirs, in inglese Freebooter, "saccheggiatori") • Corsari (pirati pagati per catturare navi di nazioni ostili) • Saraceni (i famosi pirati barbareschi del mediterraneo). Il pirata era colui che saccheggiava e rubava in mare, un fuorilegge. Il corsaro era invece il comandante di un vascello armato e autorizzato dal proprio governo attraverso lettere di corsa o di marca, a catturare navi di nazioni ostili. Le due categorie non erano cosi separate dato che in alcuni casi il corsaro, terminato il suo compito per l'accordo dei governi, proseguiva la propria azione sui mari senza più l'appoggio del proprio governo. I bucanieri, detti anche Fratelli della costa, erano una comunita di cacciatori e taglialegna che nella prima meta del XVII secolo integrava i proventi della caccia e del commercio del legname con razzie e rapine ai danni dei coloni bianchi e delle navi europee. Quella dei bucanieri rappresenta la prima fase dello sviluppo della pirateria. Il nome bucaniere deriva da Boucan, una graticola sulla quale si faceva essiccare la carne. Sebbene ve ne fossero di molte nazionalita, i bucanieri erano per lo piu protestanti e provenienti da Inghilterra, Olanda e Francia settentrionale. La loro sede iniziale era l'isola di Espanola, nei Caraibi (Antille), ma un'operazione militare in grande stile organizzata dalla Spagna, loro bersaglio preferito, li costrinse a rifugiarsi sull'isola di Tortuga, distruggendo il loro sistema economico. Su quest'isola i bucanieri abbandonarono in gran parte la caccia e il commercio del legno per diventare pirati veri e propri. Famosi bucanieri furono personaggi come Francesco Nau detto l'Olonese (Jacques Jean David Nau), Ravenau de Lussan, Bartolomeo il Portoghese, Rock il Brasiliano, Alexander detto Braccio di Ferro, Montbars lo Sterminatore. Un corsaro era un pirata che si metteva al servizio di un governo cedendogli parte degli utili ed ottenendo in cambio lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera (il che lo autorizzava a rapinare solo navi mercantili nemiche ed a non ad uccidere persone se non in combattimento). Molte navi corsare furono armate da societa private. Famosi furono i corsari inglesi (sir) Francis Drake ed Henry Morgan che sul finire del XVII secolo assaltavano i porti spagnoli nelle americhe e attaccavano i galeoni carichi di oro e argento diretti verso la Spagna.
Pirati Celebri
Mary Read
DONNE PIRATA
Per centinaia d’anni la navigazione è stata un’attività quasi esclusivamente maschile. I pericoli, le privazioni e le assenze da casa non scoraggiavano, gli uomini dall’imbarcarsi; ai tempi della navigazione a vela era però impensabile che le donne si sottoponessero agli sforzi fisici richiesti dalla vita sul ponte e dall’ambiente umido, affollato e puzzolente che regnava sottocoperta. Vi era poi la credenza diffusa che una donna a bordo potesse causare gelosie e conflitti fra i membri dell’equipaggio, oltre che portar sfortuna. A bordo di una nave del diciassettesimo o del diciottesimo secolo la privacy era quasi inesistente, malgrado sottocoperta vi fossero numerosi angoli bui in cui una donna avrebbe potuto nascondere, se necessario, la sua nudità. Un mercantile del diciottesimo secolo era fatto quasi interamente di legno, pieno di cime incatramate, vele ammuffite, alberi e pezzi di ricambio, cime dell’ancora infangate, gabbie per polli, amache, casse personali, ceste di legno di ogni dimensione e numerosi barili contenenti acqua, birra, carne di maiale salata e polvere da sparo. Vestita con pantaloni ampi, camicia larga, giacca da marinaio e una sciarpa o fazzoletto intorno al collo, un giovane donna robusta, che non soffrisse di vertigini, non avrebbe avuto difficoltà a passare per un adolescente. Sottocoperta, fra il carico, gli animali e gli odori dell’acqua di sentina, del letame, del legno marcio e della canapa incatramata, sarebbe stato più difficile, ma non impossibile, per una donna nascondere il suo sesso, sebbene dovesse usare un po’ d’ingegno per adeguarsi ai servizi igienici, molto primitivi su gran parte delle navi. Gia prima di intraprendere la carriera di pirata, l'inglese Mary Read (1690-1720) aveva scelto di vivere la sua vita da uomo. Travestendosi con abiti maschili, riuscì a combattere nelle file della Marina Inglese. Quando i pirati di Rackham (Calico Jack) catturarono la nave sulla quale era imbarcata, si unì a loro. Il suo coraggio era tale da far vergognare i suoi compagni di ventura. Durante un combattimento tutti i pirati, tranne uno, si nascosero, mentre lei e Anne Bonny si difesero strenuamente. La Read uccise i codardi che non avevano combatutto da "veri uomini". Anne Bonny dopo aver incontrato il pirata Jack Rackham, abbandonò il marito marinaio per seguirlo, travestita con abiti maschili. Quando incontrò Mary Read, anche lei vestita da uomo, si unì alla ciurma di Rackham, la Read confidò a Bonny il suo segreto e le due donne divennero ottime amiche. Quando i pirati di Rackham furono catturati, le due donne sfuggirono alla pena capitale perchè erano entrambe incinte. In Cina le usanze, le tradizioni e lo stile di vita degli abitanti sono stati per secoli molto diversi da quelli occidentali. Non era raro per le donne comandare le giunche e condurle in battaglia. In tale contesto, e visto altresì che la Cina vantava una lunga tradizione di donne salite al potere grazie al matrimonio, non sorprende che una donna assumesse la leadership di una comunità pirata. All'inizio del XIX secolo, una nutrita flotta di pirati, capitanata dalla "piratessa" Ching Shih, terrorizzava il Mar della Cina; fu eccezionale la vastità del suo impero: 1800 navi e 80000 pirati. NAVI E VITA IN MARE Una nave pirata richiedeva tre caratteristiche: doveva essere veloce, affidabile e ben armata. Dall’esame dei documenti scritti riguardanti gli attacchi pirata avvenuti nei Caraibi e lungo la costa nordamericana fra il 1710 e il 1730 emerge che il 55 per cento degli assalti furono condotti con sloop. La tipica nave pirata era dunque lo sloop. Oggi il termine “sloop” indica una barca a vela con un’attrezzatura di taglio e un albero, sul quale sono issate una vela maestra e una singola vela di trinchetto o fiocco. Nel diciottesimo secolo il termine indicava anche un veliero di piccole dimensioni, armato di quattro – dodici cannoni sul ponte superiore e attrezzato con uno, due o tre alberi. Ogni nave pirata doveva essere preparata ad affrontare forti venti e tempeste. I Caraibi e il golfo del Messico avevano il vantaggio di un inverno caldo e soleggiato, ma erano sferzati da uragani che si formavano nell’Atlantico e si abbattevano sulla regione con conseguenze devastanti. La Giamaica era uno dei luoghi più colpiti. Considerando le conoscenze di navigazione e le carte primitive usate all’inizio del diciottesimo secolo, sorprende che non sia naufragato un maggior numero di navi pirata. Un capitano esperto era in grado di determinare la latitudine misurando l’altezza del sole a mezzogiorno con un quadrante ed effettuando semplici calcoli, ma, fino all’introduzione delle tavole di distanza lunare e l’invenzione del cronometro marino, non esisteva un metodo preciso per calcolare la longitudine in mare. Ciò significava che un marinaio poteva sapere, con uno scarto di cinque o dieci miglia, in che punto si trovasse in direzione nord-sud, ma non in quella est-ovest. Naturalmente esistevano le carte, ma erano spesso inesatte, malgrado l’eleganza del disegno che indicava il profilo costiero generale e la posizione delle isole. Non era insolito che gli ufficiali disegnassero di proprio pugno le carte, indicando ancoraggi e profili costieri al fine di avere utili punti di riferimento per i viaggi successivi. I capitani delle navi ingaggiavano spesso timonieri esperti dei luoghi affinché li guidassero attraverso i bracci di mare pericolosi, nei porti o negli estuari. In teoria l’idea era ottima, ma troppo spesso essi si rivelavano incompetenti. Le zone infestate dai pirati erano perlopiù correlate con le rotte commerciali atlantiche, caraibiche e dell’Oceano Indiano. Il passaggio fra Cuba e Hispaniola era la zona preferita dai pirati, poiché in quel braccio di mare potevano assaltare le navi provenenti dall’Europa, dall’Africa e dalla Giamaica. I viaggi dei pirati seguivano un andamento stagionale. Gran parte dei mesi invernali venivano trascorsi nelle calde acque dei Caraibi e solo verso aprile o maggio essi si spingevano verso nord. Oltre agli spostamenti nord- sud, vi era anche una migrazione est-ovest di navi pirata. La costa occidentale africana attirava molti equipaggi. La differenza più significativa fra le navi pirata e le altre era rappresentata dall’organizzazione dell’equipaggio e dal codice in base a cui i pirati operavano. Il capitano deteneva il potere assoluto in battaglia ma in tutte le altre circostanze doveva sottostare alla volontà della maggioranza dell’equipaggio. L’autorità del capitano era ulteriormente limitata dai poteri conferiti al quartiermastro. Anch’egli era eletto dall’equipaggio ed è descritto come una sorta di magistrato civile. Aveva il compito di comporre le piccole controversie e l’autorità di punire con la frusta o col bastone. Oltre al quartiermastro, gran parte dei vascelli pirata avevano un nostromo, un cannoniere, un carpentiere e un cuoco. Esistono diversi esempi di codici dei pirati, ma il più esauriente è il seguente:
I. Ogni uomo ha diritto di voto nelle questioni in discussione; ha egual diritto a provviste fresche o liquori forti, presi in qualsiasi occasione, e può farne uso a piacimento, a meno che la carenza renda necessario, per il bene di tutti, porre un limite. II. Ogni uomo verrà chiamato equamente a turno, in base all’elenco, a bordo delle prede poiché, in tali occasioni è consentito cambiare abiti: ma se froda la compagnia per il valore di un dollaro in argento, gioielli o monete, sarà punito con l’abbandono su un’isola deserta. Se la ruberia avviene tra i compagni, al colpevole saranno tagliate le orecchie e il naso, sarà messo a terra, non in un luogo disabitato, ma in un posto dove incontrerà sicuramente difficoltà. III. Nessuno deve giocare a carte o a dadi per soldi. IV. Luci e candele devono essere spente alle otto di sera; se un membro dell’equipaggio, dopo quell’ora, ha ancora inclinazione a bere, dovrà farlo sul ponte scoperto. V. I pezzi d’artiglieria, le pistole e i coltellacci devono esser tenuti puliti e pronti all’uso. (A tale riguardo erano estremamente raffinati, cercavano di superare gli altri con armi più belle ed elaborate, pagando, talora, a un’asta trenta o quaranta sterline per una pistola. In tempo d’azione queste venivano portate a tracolla dietro le spalle, appese ai nastri colorati, diventata così la maniera tipica dei pirati, e ne andavano molto fieri.) VI. Nessun bambino e nessuna donna sono ammessi a bordo. Se un uomo viene colto a sedurre un individuo dell’altro sesso, o lo porta in mare, travestito da uomo, sarà ucciso. VII. Il disertare la nave o la postazione in battaglia è punito con la morte o con l’abbandono in un luogo deserto. VIII. A bordo non sono ammessi duelli, ma le dispute devono essere terminate a terra, con la spada o la pistola. Il quartiermastro della nave, quando i pirati non giungono a una riconciliazione, li accompagna a terra con l’assistenza che ritiene adatta, e pone i duellanti schiena contro schiena, a una determinata distanza; alla parola d’ordine essi si girano e sparano immediatamente (altrimenti l’arma viene tolta loro di mano). Se entrambi mancano il bersaglio, è la volta dei coltellacci, e si dichiara vincitore chi ferisce per primo l’altro. IX. Nessuno uomo deve parlare di abbandonare tale stile di vita finché tutti non avranno 1000 sterline. Se a tal fine dovesse perdere un braccio, o diventare storpio in servizio, riceverà ottocento dollari dalla cassa comune, o una somma adeguata per le ferite minori. X. Il capitano e il quartiermastro devono ricevere due quote di un bottino: il primo ufficiale, il nostromo e il cannoniere una quota e mezzo, gli altri ufficiali una e un quarto. XI. I musicisti devono riposare la domenica, ma negli altri giorni e notti nessuno gode di favore speciale.
In tale codice, come in altri stilati da bande diverse, non si menziona l’omosessualità. Dal momento che risulta difficile che i pirati fossero pudichi a tale proposito, si deve supporre che questa non sia mai stata un problema o che fosse tanto diffusa e tollerata da non richiedere un articolo del codice per regolarla.
ATTACCHI PIRATA E JOLLY ROGER
Le riparazioni e il carenaggio della nave dovevano essere effettuate in mare, in qualche baia appartata o in estuari di fiumi lontani.Il metodo più semplice per cogliere la vittima alla sprovvista era usare bandiere false. Nel 1700 la tipologia delle bandiere nazionali era ormai ben precisa, e un marinaio esperto era in grado di riconoscere tutti gli Stati marinari dai colori che sventolavano in testa d’albero o sull’asta. I pirati avevano bandiere proprie ma collezionavano anche una varietà di altri vessilli. Quando desideravano nascondere la propria indentità, issavano la bandiera di una nazione. Nella grande epoca della pirateria, all’inizio del diciottesimo secolo, le bandiere pirata recano una varietà d’immagini, tra cui cuori insanguinati, palle di cannone infuocate, clessidre, spade, coltellacci e scheletri interi. Nel 1730 il teschio e le tibie incrociate su uno sfondo nero pare fossero ormai diventati i simboli preferiti dei pirati inglesi, francesi e spagnoli attivi nelle Indie occidentali. Prima di quella data, tuttavia, bandiere rosse e nere a tinta unita venivano usate in base a un simbolismo cromatico generalmente riconosciuto: il nero indicava la morte, il rosso la battaglia.
TORTURE, PROCESSI ED ESECUZIONI
Gran parte delle ciurme pirata ricorrevano alla tortura e all’omicidio solo per raggiungere scopi specifici. La violenza veniva in genere usata per riuscire a sapere quanto prima dove il capitano, l’equipaggio ed eventuali passeggeri avessero nascosto i propri oggetti di valore; veniva inoltre esercitata deliberatamente per incutere terrore. I pirati credevano che, se si fosse sparsa la voce delle atrocità commesse, le future vittime si sarebbero arrese senza combattere. Un altro motivo che si celava dietro a molte crudeltà era la vendetta: i pirati erano pronti a rivalersi di qualsiasi tentativo compiuto per frenare la loro attività, e molte efferatezze furono preparate per vendetta contro isole e navi di nazioni che avevano imprigionato o impiccato i loro simili. A bordo vi erano uncini per barche, scope e barre di ferro con cui percuotere gli uomini, asce, martelli e coltellacci per infliggere dolorose ferite, cime di tutte le misure che potevano essere usate per frustare, strangolare e allungare corpi e arti. Per più di quattro secoli i pirati furono impiccati sul Molo delle esecuzioni, sulla sponda settentrionale del Tamigi. Il luogo esatto è indicato sulle vecchie mappe della città di Londra e si trova a un miglio a valle dalla Torre di Londra, in corrispondenza di un’ansa all’altezza di Wapping. Le forche venivano allestite sulla riva nei pressi del segno di bassa marea. Dopo che i pirati erano stati impiccati, i loro corpi venivano lentamente sommersi dalle acque della marea crescente. Era usanza lasciar passare tre maree prima di rimuovere i cadaveri. Su entrambe le coste atlantiche i pirati venivano giustiziati “entro gli indicatori di marea”per sottolineare che i loro crimini erano stati commessi all’interno della giurisdizione dell’ammiraglio supremo, incaricato di punire tutti i crimini commessi in mare e nei corsi d’acqua fino al segno di bassa marea. Oltre quella linea i criminali passavano sotto la giurisdizione delle corti civili. Gran parte dei processi non duravano mai più di uno o due giorni, anche quando gli imputati erano venti o trenta. Vi erano senza dubbio motivi pratici per accelerare le pratiche. La ragione principale della rapidità dei processi era l’assenza di argomenti da parte della difesa: in base alla pratica dell’epoca, l’accusato non aveva diritto alla rappresentanza legale e doveva essere difensore di se stesso ma, dal momento che gran parte degli uomini processati erano marinai di scarsa cultura o addirittura analfabeti, non erano in grado di presentare una difesa valida; talora rimanevano in silenzio, talora affermavano semplicemente di essere stati ubriachi nelle occasioni in questione. La bilancia pendeva sempre a favore delle autorità, inclini a usare il clamore dei processi e delle esecuzioni quale arma di propaganda nella guerra contro i pirati. L’attività di un pirata non durava mai più di un anno.
I PIRATI DI OGGI
Non hanno più la benda nera sull’occhio, ma binocoli ai raggi infrarossi per vedere anche di notte. Non impugnano più la sciabola, né tengono il coltello tra i denti: preferiscono kalashikov e lanciarazzi. Non viaggiano più sui velieri, ma sfrecciano con potenti motoscafi. Non tracciano più le rotte con i compassi sulle mappe ingiallite: utilizzano computer e satelliti spia. Non fanno più sventolare la bandiera con il teschio, ma camuffano le loro barche con gli stessi colori dei guardacoste. Oggi i pirati hi-tech terrorizzano navi mercantili e petroliere senza alcuno scrupolo, incuranti delle leggi internazionali, ma anche di quelle della cavalleria. Nel primo semestre del 2003 sono stati registrati ben 234 attacchi pirata in mare in particolare nelle zone dell’Estremo Oriente e lungo le coste africane (Indonesia, Bangladesh, Nigeria e India). Nel caso dell’ Italia le zone più colpite sono Scilla, il Golfo di Salerno e Porto Cervo. I pirati italiani prendono di mira soprattutto gli yacht di qualsiasi nazionalità. Le statistiche indicano che la violenza è notevolmente aumentata e i paesi le cui acque sono più a rischio si stanno organizzando con imbarcazioni capaci di gestire meglio il fenomeno, che è diventato emergenza. E proprio l’arrembaggio alle navi che trasportano armi è quello che più preoccupa i servizi segreti di mezzo mondo. Molti sostengono che questo incremento della pirateria abbia legami con il terrorismo internazionale.
Articolo tratto
dal settimanale OGGI. Dizionario della Marina Velica
Imbroglia la randa! Ala abbasso belvedere e velaccio! Borda le gabbie! Vedette in coffa e tutti gli uomini a posto!" Questi erano gli ordini alla ciurma che si precipitava alle manovre... dizionario della marina velica alare= tirare una corda o una gòmena babordo= lato sinistro della nave, guardando la prua bolina= cavo, tirando il quale si spiegano al vento le vele quadre bordare= spiegare una vela bracciare= orientare i pennoni in modo da esporre o meno le vele al vento bugna= l'angolo di una vela drizza= corda che serve a issare la vela filare= lasciar scorretre un canapo gabbiere= marinaio addetto alle vele principali (quelle di gabbia) imbrogliare= avviluppare le vele inferire= attaccare una vela al pennone nostromo= capo della ciurma e uomo di fiducia del comandante orzare= dirigere la prua verso la parte da cui spira il vento in panna quando il timone e le vele sono regolati in modo che la nave resti ferma poggiare= allontanare la prua dalla direzione del vento (è la manovra contraria all'orzare) polena= figura decorativa scolpita che si trova a prua, sotto l'albero di bompresso scotta= corda che serve a distendere la vela al vento serrare= arrotolare una vela al proprio pennone sopravvento= parte da cui spira il vento sottovento= parte opposta a quella da cui spira il vento tribordo= lato destro della nave, guardando la prua
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